Etichette collarino: questione d’eleganza e…di memoria!

In uno scenario di mercato che vede in forte crescita il settore del vino da bollicina, molte sono le richieste per etichette collarino che siano sempre più belle e nobilitate, in linea con l’etichetta frontale che domina la scena del packaging. Anche perché, bisogna riconoscere, che, molto spesso, sono proprio le etichette da collarino a rimanere in rappresentanza del prodotto una volta che la bottiglia viene immersa nel secchiello del ghiaccio.

Tuttavia, vi sono una serie di motivi per cui non è possibile ragionare allo stesso modo e paragonare le etichette collarino alle etichette frontali pensando di poter adottare per entrambe i medesimi criteri e richiedere le medesime caratteristiche.

 

Il cosiddetto “effetto memoria”

Il processo di applicazione dell’etichetta sul collo è spesso il tallone d’Achille per il mercato del vino e anche quando l’etichetta sembra essere stata applicata correttamente, non presentando segni di sollevamento sul packaging nello stato iniziale, potrebbero verificarsi, in un secondo momento, problemi di adesione con il manifestarsi del cosiddetto “effetto memoria”, ossia uno staccamento di parte dell’etichetta che tende a tornare nella sua forma originale.

Diversi i fattori che possono essere ritenuti colpevoli di questo fenomeno e che occorre tenere a mente per evitare che il problema si verifichi.

Vediamoli insieme:

  • La scelta del giusto materiale: Un fattore da considerare nel caso di queste specifiche etichette è la tipologia di carta scelta: materiali troppo rigidi o con adesivi non adatti tendono ad accrescere il rischio che una volta applicate su superfici curve, come il collo della bottiglia, le etichette tendano a ritornare nella loro forma originale.
  • Dimensioni e condizioni del packaging: Occorre considerare che minore è il collo della bottiglia, maggiore è il rischio che l’etichetta torni alla sua posizione originale. Anche le condizioni esterne, come il contatto con acqua e/o ghiaccio o la condensa legata al cambio di temperatura possono provocare il rischio di distaccamento.
  • Condizioni di stoccaggio e condizioni ambientali: Le condizioni ambientali dei magazzini delle cantine in cui vengono conservate le bobine possono influenzare le performance delle etichette. Inoltre, i materiali che compongono le etichette hanno una loro data di deperimento e le performance adesive dei materiali decrescono nel tempo. Altro fattore da considerare sono le condizioni in cui verte la bottiglia sulla quale verrà apposta l’etichetta: la presenza di umidità, polvere o imperfezioni presenti sulla superficie del vetro potrebbero portare a problematiche connesse all’adesione.
  • Inchiostri, Vernici, Area di Riserva: Inchiostri e vernici utilizzati nel processo di stampa al fine di nobilitare il prodotto possono essere all’origine di una minore adesione a causa di incompatibilità chimica e/o stress meccanico che potrebbe rendere l’etichetta più rigida ed accrescere il cosiddetto effetto memoria menzionato. Lavorazioni speciali quali la serigrafia a spessore e l’embossing possono essere all’origine di tale problema andando a ridurre la superficie adesiva dell’etichetta. Inoltre, anche la pressione esercitata in fase di applicazione è un fattore che può giocare un ruolo importante nel distaccamento da parte dell’etichetta.

 

Carte sfibrate, grammatura ridotta e assenza di nobilitazioni la sola strada per ridurre l’effetto memoria?

 

Assolutamente no! Oggi è possibile individuare sul mercato la soluzione che meglio rispecchi l’esigenza dei nostri clienti di avere un prodotto premium nella sua interezza, che sia anche sostenibile e allo stesso tempo versatile e duraturo.

 

I nostri esperti sono a completa disposizione per individuare con voi la soluzione migliore per raggiungere i vostri obiettivi di funzionalità e comunicazione.

 

 

Uno sguardo al passato, uno sguardo al futuro

Uno sguardo all’anno appena trascorso

Lo tsunami della pandemia ci lascerà in eredità una nuova normalità, un nuovo modo di concepire la vita sociale e la condivisione, nuove abitudini e nuovi modi di fare acquisti, probabilmente un nuovo ciclo di crescita economica ma soprattutto una nuova relazione tra le variabili prezzi delle materie prime, inflazione e tassi d’interesse.

A partire dal secondo semestre dello scorso anno il mondo produttivo sembra improvvisamente essere finito in un incubo nel quale manca ogni commodity, industriale o agricola che sia: introvabili a prezzi ragionevoli rame, ferro, acciaio, ma anche mais, grano, soia e caffè. Sono diventate merci rare plastica, semiconduttori, cartone e carta per imballaggi.

La strozzatura delle catene di fornitura globale del 2021 può essere riconducibile a diversi fattori. Dopo la paralisi iniziale, le maggiori economie hanno registrato una ripresa molto forte e veloce sostenuta dalle politiche messe in piedi dai rispettivi governi nazionali e Banche Centrali, le chiusure degli impianti estrattivi e produttivi hanno portato le scorte di materie prime e semilavorati a livelli minimi, le difficoltà logistiche ed i blocchi portuali hanno ingessato i trasporti globali.

Quella vissuta passerà alla storia per essere stata la peggiore crisi nella storia delle supply chains, con effetti che colpiscono un po’ tutti, dalle multinazionali alle Pmi.

Osservare le quotazioni di un ETF (Exchanged Traded Funds), che ha l’obiettivo di replicare il Bloomberg Commodity Index, paniere composto dai futures sulle principali commodities, ci consente in maniera sintetica di osservare le fasi dell’andamento delle principali materie prime che abbiamo attraversato negli ultimi due anni.

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INVESCO BLOOMBERG COMMODITY UCITS ETF – weekly chart

 

Dal grafico si evince quello che era il mondo prima della pandemia, dove le oscillazioni erano contenute in un range di circa il 10%, la caduta dei prezzi di febbraio/marzo 2020, il rapido recupero fino ad inizio 2021 dei livelli pre-covid e la violazione al rialzo di aprile/maggio 2021 che hanno portato ad un apprezzamento dello strumento di oltre il 30% in soli sei mesi portandosi verso nuovi massimi livelli mai raggiunti.

Le piccole realtà si trovano da mesi a lottare contro i rincari, subendo la mancanza di potere contrattuale nella trattativa con i fornitori. La crescita dei prezzi delle materie prime ha finito per deprimere i bilanci aziendali, soprattutto di quelle realtà di piccole-medie dimensioni, che hanno assorbito tali aumenti non essendo nelle condizioni di riversarli immediatamente sui propri clienti.

Le aziende produttrici hanno il dovere di abbandonare tale approccio che non potrà essere perseguito nel lungo periodo, ne va della sopravvivenza del tessuto produttivo stesso.

È necessario che ogni componente della filiera faccia la propria parte, e volenti o nolenti, la dovranno fare pure i consumatori: l’attenzione, pertanto, si sposterà sul binomio inflazione-tassi d’interesse ma questo è un nuovo capitolo della storia a cui assisteremo nei prossimi mesi.

 

… e il nostro settore?

L’anno che si è appena concluso è stato un anno particolarmente difficile per le Aziende del nostro settore che sono state impegnate a garantire continuità e stabilità delle forniture in un periodo di grandi incertezze.

I rumors che abbiamo ascoltato nel nostro mercato nei primissimi mesi dell’anno hanno trovato conferma nelle comunicazioni che abbiamo ricevuto a marzo 2021 con l’annuncio del primo importante aumento con decorrenza nel mese di aprile (+ 8% sui film + un upcharge “temporaneo” di 0,01 E/mq).

Da aprile alla fine del 2021 abbiamo avuto, da parte dei principali fornitori di materiale da stampa e di semilavorati, altri tre aumenti (saranno, dunque, quattro in totale nel corso dell’anno) che hanno portato il prezzo della nostra materia prima più importante ad avere un incremento medio complessivo del 35% circa rispetto al prezzo di inizio anno.

Ma non solo: all’aumento dei prezzi si è associato una grave crisi sulla disponibilità dei prodotti che ha portato i nostri fornitori a ridurre le quantità consegnate e ad allungare in maniera significativa i tempi di consegna che si sono allungati in modo significativo (siamo passati dai 5/7 giorni lavorativi ai 40/50 giorni ed oltre in alcuni casi).

Per riuscire a garantire la continuità delle forniture delle nostre etichette le nostre Aziende hanno dovuto farsi carico di importanti inefficienze produttive. Ma, ovviamente abbiamo pagato un prezzo molto alto: l’impatto sui conti è stato particolarmente importante!

 

Uno sguardo al futuro

E il 2022? Con le informazioni al momento disponibili, non possiamo dire che il nuovo anno si apre sotto auspici migliori rispetto all’anno appena passato.

Da una parte sono attesi aumenti dell’energia elettrica che per le imprese possono arrivare ad un + 80% sui valori di inizio 2021 mentre per quanto riguarda i materiali da stampa sono già stati annunciati ulteriori aumenti a partire dal prossimo mese di febbraio.

Il tessuto delle PMI che sono la linfa vitale del nostro sistema economico, molto spesso animate direttamente dalla presenza sul campo dell’imprenditore, e che sono per loro natura fortemente orientate ad una alta qualità del servizio/prodotto, hanno la impellente necessità di riportare la loro struttura dei ricavi ai valori precedenti la crisi sulle materie prime. Ne va della loro stessa sopravvivenza!

La strada ci appare, purtroppo, segnata: le PMI potrebbero diventare terreno di caccia per le multinazionali del settore. Negli ultimi mesi abbiamo visto esempi di acquisizioni importanti di Aziende di medie dimensioni da parte di multinazionali straniere.

L’accelerazione del processo di concentrazione potrebbe portare ad una riduzione della qualità del prodotto/servizio. Le logiche delle Aziende multinazionali sono ben diverse da quelle dell’Imprenditore che ha creato, sviluppato e gestisce la sua Azienda!

La sfida vitale per il 2022 è di potere continuare a fare il nostro lavoro con il livello di qualità che è tipico delle nostre Aziende.

 

11/01/2022

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